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La rappresentazione del concept: il render

Quando un interior designer vuole mostrare le sue idee a qualcuno, può farlo facendo uno schizzo, ma ho notato che solitamente i “non addetti ai lavori” non rimangono molto impressionati dagli schizzi a mano in bianco e nero, soprattutto se fatti con a disposizione solo una penna non cancellabile, di corsa durante una conversazione: certamente un disegno rifinito a china o a penna e colorato magari con gli acquerelli può essere esteticamente molto più bello da vedere, ma è anche vero che nell’eventualità di dover apportare delle modifiche, si dovrà produrre un nuovo disegno, partendo nuovamente da un foglio bianco.

Con l’avvento dei computer questo problema è stato risolto con i programmi di grafica 3d: è infatti possibile realizzare una stanza tridimensionale con le dimensioni esatte della stanza su cui si sta lavorando, e aggiungervi mobili, decorazioni, colori, materiali e luci per mostrare all’interlocutore come verrà la stanza finita.

Queste rappresentazioni vengono comunemente chiamate “3d” o “render”, dal nome del processo che li ha generati, ovvero il “rendering”.

Ma attenzione! Solo perché sono generate da un computer, non vuol dire che chiunque li possa realizzare né che siano facili da fare!

Ogni stanza deve essere costruita da zero, partendo da una schermata bianca: ci si devono aggiungere gli infissi, i pavimenti, i soffitti, e poi si devono ricercare i mobili da inserire (credetemi, è molto più difficile di quel che sembra trovare dei modelli 3d realistici di mobili come sofà o letti, non parliamo poi delle sedie e delle infinite tipologie e stili che esistono!), oltre che a disegnare i mobili che saranno realizzati su misura.

Infine, rimane la parte più ardua, ovvero l’inserimento delle luci; personalmente credo che la realisticità e la bellezza del risultato finale dipenda tutto da questo step: senza un’illuminazione realistica, anche l’interno più studiato può non essere convincente.

Solo dopo aver impostato tutto ciò, si può “fare il render” o “renderizzare la stanza”, ed è solo in questa parte del lavoro che il computer può lavorare autonomamente e il designer si può prendere una pausa.

Un Render per una stanza delle riunioni dell’ufficio Smart Financial Design di Hatyai. Ovviamente oltre a questa immagine è stato necessario mostrare al cliente come era diviso lo spazio dei mobili sul muro posteriore.
Una vista del modello 3d NON RENDERIZZATO: non ci sono né luci né ombre, lo specchio del mobile è completamente nero, e le luci presentano dei coni che rappresentano l’apertura della luce stessa.

Questo breve riassunto degli step della modellazione del 3d e della realizzazione del render serve solo per dare un’idea generale del lavoro che ci sta dietro.

Non è un semplice inserire dati nel pc e aspettare che il computer lo realizzi magicamente, dietro c’è un dettagliato lavoro di tentativi di realizzazione delle proprie idee che a volte è costellato da problemi del software o dal computer eccessivamente lento (solitamente perché lo si deve aggiornare, o per colpa della memoria quasi piena).

Non deve quindi stupire che siano necessari diversi giorni prima di ottenere un risultato soddisfacente prima di mostrare il concept dell’idea a qualcuno; personalmente, mi è capitato di dover lavorare una settimana intera senza però non rimanere mai soddisfatta del risultato finale, e lasciando il computer acceso anche per tutta la notte per finire di renderizzare un progetto.

Infine, prima della presentazione, è necessario fare qualche ulteriore modifica in qualche programma di grafica, esattamente come si farebbe per una foto: aggiungere il nome del progetto e magari il proprio logo, bilanciare l’illuminazione.

Personalmente preferisco realizzare una piccola presentazione con ulteriori dettagli, come immagini di riferimento per i materiali utilizzati, o didascalie per spiegare meglio l’immagine.

Trova le differenze…

Solitamente gli architetti o i designer cercano di realizzare dei render che siano il più possibile vicini alla realtà, non solo per quanto riguarda l’illuminazione, i materiali e i colori usati, ma anche per quanto riguarda i dettagli (prese, sedute, cuscini, elementi decorativi ecc…).

Ovviamente riuscire a trovare la stessa lampada o la stessa sedia inserita nel render spesso non è possibile, e in corso d’opera può essere necessario cambiare alcuni elementi per altri comunque sullo stesso stile – qui sotto, ad esempio, le luci laterali al letto erano molto costose e occorreva attendere diverse settimane prima di averle a disposizione, per cui si è scelto per un’opzione già disponibile in negozio per velocizzare la realizzazione della camera e la conseguente apertura dell’hotel stesso.

render della camera di albergo del THE THREE Lifestyle Living – Hotel
Foto della stanza reale, una volta completata e arredata

Il render è senza alcun dubbio lo strumento più importanti nelle mani di un designer, che è in grado, in questo modo, di comunicare la sua idea al cliente in modo chiaro e veloce, ma il lavoro di arredamento non si ferma al render: è necessario armarsi di cataloghi e utilizzare i render come riferimento per comprare i vari materiali, ed eventualmente effettuare modifiche facendosi consigliare dai venditori, siano essi i fornitori di lampade, i tappezzieri o i rivenditori di mobili, per trovare la soluzione più vicina a quella ideata dal designer, e concordata con il cliente.

Spero che questo post vi sia stato utile per capire un po’ meglio cosa sono i render e perché sono così importanti! E fate attenzione quando vi guardate intorno o sfogliate una rivista d’interni: alcuni grafici e designer sono bravissimi a realizzare immagini che sembrano foto scattate dal vero!

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