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Kaya e Sankhara nel buddismo thailandese

Kaya e Sankhara nel buddismo thailandese
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Chi fosse interessato ad approfondire maggiormente il tipo di meditazione buddista che abbiamo visto nello scorso post, l’Anapanasati, si imbatterà sicuramente in questi termini: Kaya e Sankhara. Si tratta di due termini Pali che indicano, rispettivamente, “corpo” e “condizione”.

Premessa: i concetti di oggi valgono per il buddismo thailandese, e si basano principalmente su tre libri: Dictionary of Buddhism, di Phra Brahmagunabhorn (P.A. Payutto) (versione bilingua thai + inglese), Anapanasati. Mindfulness with breathing di Buddhadasa Bhikkhu (versione inglese), entrambi trovati nella libreria del tempio Wat Suan Mokkh e The Pocket Thich Nhat Hanh (versione inglese), dove sono contenuti alcuni importanti concetti e discorsi del monaco vietnamita Thich Nhat Hanh.

Quando nel post parlo di buddismo, quindi, mi riferirò sempre e solo al buddismo diffuso qui in Thailandia, che si basa sui discorsi e gli insegnamenti del Buddha Siddharta.

Ovviamente, essendo un post riassuntivo, non mi dilungherò eccessivamente sull’argomento, cercando di darvi le conoscenze base per capire il significato di questo concetto, così da poter poi parlare di altri argomenti collegati più avanti, in altri post dedicati al buddismo.

I termini utilizzati saranno quelli in pali o eventualmente in sanscrito, secondo l’utilizzo internazionale, basandomi su come vengono riportati nei libri di cui sopra.

Prima di continuare con la lettura, vi consiglio di rileggere il post sul Dhamma QUI, e il post sull’Anapanasati QUI, in modo da poter seguire meglio il resto dei concetti.

Kaya e Sankhara nel buddismo thailandese
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KAYA

Il termine Kaya in Pali viene utilizzato per indicare genericamente un gruppo di cose; nel buddismo però con “Kaya” è sinonimo di corpo, ovvero di tutti quegli elementi che, nel loro insieme, formano il corpo.

Esistono due tipi di corpo: quello fisico, ovvero quello fatto di “carne e sangue” per intenderci, che in inglese viene descritto come “flesh-body”, e il “breath-body”, ovvero il respiro, che viene inteso come corpo astratto – attenzione, non si parla di anima, bensì del respiro, che non viene incluso nella definizione di corpo fisico perché non può essere afferrato o visto.

Secondo il buddismo, il respiro è ciò che alimenta la vita nel corpo, ed è ciò che può influenzare il corpo fisico, che altrimenti non può essere controllato direttamente.

Facciamo un esempio per cercare di capire meglio questa affermazione: se ci fermiamo ad osservare il nostro respiro “normale”, riconosceremo che il nostro corpo risponde a questo respiro in una certa maniera.

Se, durante la nostra meditazione, proviamo a respirare più lentamente e con respiri più lunghi, vedremo che il corpo fisico reagirà a questo tipo di respiro in maniera differente; molti percepiscono il corpo più rilassato, più calmo e tranquillo.

Anche aumentando il ritmo della respirazione, ovvero respirando in maniera veloce, il corpo reagirà in maniera differente; molti percepiscono il corpo più stanco e “disturbato”, ovvero in una condizione non-rilassata e stressante.

Se siamo dominati da un’emozione, ad esempio la rabbia, e il nostro corpo comincia a contrarsi, possiamo obbligare il corpo a rilassarsi forzando il nostro stesso respiro: cominciare a respirare più lentamente può infatti aiutare a riportare il corpo alla sua condizione “naturale”.

L’Anapanasati afferma quindi che è possibile regolare, controllare, limitare e gestire le proprie emozioni tramite il respiro. Perché il respiro può influenzare indirettamente il corpo fisico, e questo permette di influenzare anche pensieri ed emozioni.

Per tornare all’esempio di prima, forzando una respirazione lenta, il corpo comincerà poco a poco a rilassarsi, e la rabbia sparirà mano a mano che il corpo si tranquillizza.

Ovviamente, in teoria è tutto molto semplice; è necessario fare molta pratica, e soprattutto, osservare con attenzione il proprio corpo e il proprio respiro, perché non tutti i corpi rispondono alla stessa maniera, ed è per questo che la meditazione è importante.

La meditazione permette di conoscere meglio il proprio corpo, e così facendo, di essere in grado di comprendere meglio le proprie emozioni e di gestirle al meglio.

Kaya e Sankhara nel buddismo thailandese
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SANKHARA

All’inizio di questo post, vi ho detto che Sankhara significa “condizione”. In realtà, come spesso capita quando si cerca di tradurre un termine che non ha un corrispondente 1:1 in un’altra lingua, Sankhara ha un significato più profondo.

Sankhara può indicare sia la causa di una determinata condizione, sia il risultato del processo di condizionamento, sia il processo stesso di condizionamento. Sankhara ha quindi tre significati differenti: può essere la causa, l’effetto o il processo che collega questi due elementi.

Il corpo stesso è quindi un Sankhara, in quanto formato da più Kaya, il corpo fisico e il respiro, che rispettivamente si lascia condizionare e condiziona. Quando si medita, e si osserva il Kaya, si può osservare anche il Sankhara nelle sue varie forme.

Kaya e Sankhara nel buddismo thailandese
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Sperimentare il Sankhara

Nel libro Mindfulness with Breathing, sono presenti alcuni spunti di meditazione, tra cui:

  • Concentrarsi sull’osservazione del corpo fisico come elemento condizionato dal respiro
  • Concentrarsi sull’osservazione del respiro come elemento che condiziona il corpo fisico
  • Concentrarsi sull’osservazione contemporanea dello stato di condizionamento tra i due

In questo modo, ci si può concentrare

  • Sull’osservazione dell’elemento condizionato (la conseguenza)
  • Sull’osservazione dell’elemento che condiziona (la causa)
  • Sull’osservazione dell’azione del condizionare (il processo)

Qualunque monaco buddista vi potrà dire che la parte fondamentale del processo di meditazione non sta nel capire subito la teoria, bensì di prenderne coscienza, e sperimentare questa teoria nella pratica.

Quando si avrà osservato a lungo, e si sarà preso coscienza dei due Kaya, il corpo fisico e il respiro, e si avrà preso coscienza del legame tra i due e del processo che li lega, solo allora si potrà dire di aver davvero compreso queste parole.

Quindi per ora la teoria finisce qui, e ricordo a tutti gli interessati che, se vogliono approfondire l’argomento, possono sempre visitare il sito suanmokkh.org dove sono presenti libri e audio in inglese inerenti al buddismo e alla meditazione.

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