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La festa buddista del Visakha Bucha

La festa buddista del Visakha Bucha
Photo by Tzido | Canva.com

Il Visakha Bucha è una delle festività buddiste più importanti, riconosciuta anche dall’UNESCO nel 1999 come “World Heritage Day“. La Thailandia venne scelta per ospitare gli eventi per questa giornata, anche per la presenza sul suo territorio della sede permanente della World Fellowship of Buddhists, ed infatti questa festa in thailandese viene anche chiamata come Wan Pra Yai (letteralmente “grande giorno del Buddha”, dove “grande” è da intendersi come “importante”).

In questo giorno si festeggiano tre importanti eventi che hanno influenzato la vita del Buddha Siddharta: la nascita del Buddha, il raggiungimento dell’Illuminazione e il Parinirvana del Buddha. Questi tre eventi sono accaduti nello stesso giorno (ovviamente in anni differenti), ovvero nel giorno di luna piena del sesto mese lunare.

La festa buddista del Visakha Bucha
Image by Dean Moriarty from Pixabay

La nascita

Siddharta Gautama nacque in una città del Nepal meridionale, in una famiglia di nobili origini, al comando del paese. Nel Buddhacarita si racconta che la madre di Siddharta sognò un elefante bianco, che le penetrò nel corpo senza procurarle alcun dolore. Siddharta nacque poi nel bosco di Lumbini, pienamente cosciente, e compì sette passi, dopo i quali pronunciò le parole:

Per conseguire l’Illuminazione io sono nato, per il bene degli esseri senzienti; questa è la mia ultima esistenza nel mondo

Aśvaghoṣa. Buddhacarita, canto I, 15
La festa buddista del Visakha Bucha
Photo by cascoly | Canva.com

Un anziano bramino, invitato alla corte per la cerimonia di buon auspicio per la nascita di Siddharta, riferì ai genitori che il bambino sarebbe potuto diventare o un monarca universale, o un Buddha, ovvero un asceta che avrebbe scoperto la Via dell’Illuminazione che conduce al di là della morte.
La madre di Siddharta morì 7 giorni dopo il parto, e il bambino venne allevato dalla seconda moglie del raja, che lo crebbe con amore, come fosse suo figlio.

Il padre, il raja Suddhodana, preoccupato per il destino del figlio e non volendo lasciare il regno senza eredi, scelse di crescere il figlio all’interno della corte, nello sfarzo e nel lusso, in quella che egli stesso definirà una “prigione dorata“.

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L’illuminazione

Un giorno, a 29 anni, Siddharta uscì dal palazzo reale, dove vide le condizioni di vita della gente del suo regno. Incontrò un vecchio, un malato e si imbatté in un funerale, rendendosi conto della sofferenza che pervadeva il mondo e la vita di coloro su cui avrebbe dovuto regnare.

Tutto ciò che gli era stato insegnato a corte non era che qualcosa di effimero, incapace di contrastare tutta quella sofferenza.

Dopo essersi imbattuto in un monaco, decise di rinunciare alla sua vita agiata per perseguire uno scopo più grande. Secondo alcune tradizioni, il giovane principe fuggì di notte dal suo palazzo, mentre altre credenze vedono Siddharta comunicare ai propri genitori e alla propria sposa la sua volontà di seguire la vita monacale.

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Photo by Pramote2015 | Canva.com

Era l’anno 536 a.C. Gli ci vorranno ben 6 anni di tentativi, dopo aver seguito diversi maestri e praticato diversi metodi meditativi alla ricerca dell’ascesi, prima di raggiungere l’illuminazione.

Aveva 35 anni quando, dopo sette settimane di profondo raccoglimento ininterrotto, nella notte di luna piena del sesto mese lunare, seduto sotto ad un albero di fico nella posizione del loto con le gambe incrociate, Siddharta raggiunse finalmente il Nirvana.

Siddharta acquisì maggiore consapevolezza della vera Natura del mondo, comprendendo le Quattro Nobili Verità e l’Ottuplice Sentiero, raggiungendo l’Illuminazione che lo liberò per sempre dal ciclo nella rinascita. Il Buddha continuò a meditare, e a chi lo avvicinava e lo interrogava, spiegava con calma ciò che aveva appreso.

Ora che aveva salvato se stesso, poteva anche cercare di salvare gli altri, insegnando loro la Verità e facendo loro aprire gli occhi su come fosse davvero possibile liberarsi della sofferenza.

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Image by Dean Moriarty from Pixabay

Il Parinirvana

Sebbene i termini siano simili, Nirvana e Parinirvana hanno due significati diversi. Nirvana significa “cessazione del desiderio”, ed è il grado più alto di consapevolezza che un umano possa raggiungere.

Liberandosi dei tre difetti fondamentali, brama, odio, illusione, si pone fine al ciclo di rinascita del Karma, ponendosi ad un livello superiore in cui non si è più sottoposti alla sofferenza.

Con il termine Paranirvana invece si intende la cessazione dell’esistenza psicofisica di un individuo; si può quindi dire che sia la morte del corpo fisico del Buddha.

Siddharta stesso dirà:

Tutti i viventi moriranno; come in pari modo tutti i buddha, dai tempi passati fino al presente sono ormai nel Nirvāna: e oggi a me, fatto Buddha, spetta la stessa sorte

Carlo Puini, Mahaparinirvana-sutra, ovvero il libro della totale estinzione del Buddha nella redazione cinese di Pe-Fa-Tsu, Lanciano, Carabba, 1911. P. 35.


Essere un Buddha non comporta vincere sulla morte, che fa comunque parte della vita, ma accettarla poiché certi di essere riusciti a raggiungere un punto più alto.

Nella morte, è solo il corpo che si spegne, e se la mente è già nel Nirvana, non c’è nulla di cui temere, anzi.

Avere la consapevolezza di essere sfuggiti al ciclo di rinascite, e avere la certezza di non dover mai più soffrire sono il premio più ambito per chi ha ricercato la Verità e l’Illuminazione per tutta la vita.

Ricordate, o monaci, queste mie parole: tutte le cose composte sono destinate a disintegrarsi! Dedicatevi con diligenza alla vostra propria salvezza!

Mahāparinibbāna Sutta
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Photo by worradirek | Canva.com

Come si festeggia il Visakha Bucha

In Thailandia, come in molte altre feste buddiste, anche in questa giornata si cerca di fare dei “Bun”, ovvero delle buone azioni, per esempio:

  • “Tak Bat”: offrire cibo ai monaci che fanno la questua mattutina;
  • “Fang Tam”: recarsi al tempio per ascoltare gli insegnamenti di Buddha;
  • “Tam Bun”: fare delle buoni azioni, che possono ad esempio essere delle offerte al tempio ma genericamente parlando, anche non inerenti alla vita nel tempio.

    Anche donare il sangue è considerato fare Tam Bun, così come non bere alcolici o aiutare qualcuno che si conosce o non si conosce. Insomma, questo termine è molto difficile da tradurre, perché può essere liberamente interpretato dalle varie persone a seconda delle proprie possibilità;
  • “Ploy Nok, Ploy Pla”: quest’azione può essere fatta nei templi, dove vengono messi in vendita uccellini (solitamente dei passerotti) e dei pesci da liberare.

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Image by Sasin Tipchai from Pixabay

Solitamente poi la sera ci si riunisce al tempio per una processione con candele, incensi e fiori di loto. Con questi tre elementi in mano, una candela, tre bastoncini di incenso e un fiore di loto, si cammina intorno al tempio per tre volte in senso orario, per poi lasciare le proprie offerte (ovvero sempre la candela, i bastoncini di incenso e il fiore) nelle varie aree dedicate.

Per questa occasione il tempio si addobba e organizza anche bancarelle con giochi e cibo, ed era una festa molto attesa dai bambini in passato, poiché era una delle poche ricorrenze in cui i genitori li portavano fuori casa e potevano giocare con gli altri bambini e mangiare “piatti speciali” e dolcetti che solitamente non mangiavano durante il resto dell’anno.

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Il Visakha Bucha in Italia

Piccola curiosità: il Visakha Bucha viene celebrato anche in Italia nell’ultima domenica di Maggio, secondo un accordo stabilito tra il Governo Italiano e l’Unione Buddista Italiana.

Nel 2014 papa Francesco realizzò un documento intitolato “Buddisti e Cristiani alla ricerca della fraternità” dove affermava che

La fraternità è una qualità essenziale all’uomo, in quanto essere relazionale. Una consapevolezza vivente della nostra natura relazionale ci aiuta a riconoscere e trattare ogni persona come un vero fratello o una vera sorella; senza fraternità è impossibile edificare una società giusta e una pace solida e duratura.

La festa buddista del Visakha Bucha
mage by Sasin Tipchai from Pixabay

E voi conoscevate questa festa? E soprattutto, sapevate che viene festeggiata anche in Italia?

Dalle mie ricerche risulta che fino al 2012 ogni anno è stata scelta una diversa città per le celebrazioni: nel 2005 Napoli, nel 2006 Padova, nel 2007 Roma nel 2008 Verona, nel 2009 Palermo, nel 2010 Milano, nel 2011 Salsomaggiore, nel 2012 Bordo di Viganella; nel 2013 e nel 2014, invece, gli eventi si sono svolti in più luoghi contemporaneamente.

Chissà come viene festeggiata questo importante giorno nella comunità buddista italiana… Se qualcuno lo sa, e ha voglia di raccontare la sua esperienza, potete lasciare un messaggio qui sotto, o sulla pagina Facebook di MyFedesign. Ci vediamo al prossimo post!

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