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Riflessioni su: TH1RTEEN R3ASON WHY (libro)

ATTENZIONE: ALLERTA SPOILERS!
La mia intenzione non è di fare una vera e propria recensione, ma solo di mettere per iscritto alcuni pensieri che mi sono venuti durante e dopo la lettura. Per farlo ho bisogno di potermi esprimere senza dover aver paura di spoilerare qualcosa a qualcuno per cui SE NON AVETE ANCORA LETTO il titolo che vi incuriosisce, vi invito a NON PROSEGUIRE nella lettura.

TITOLO: THIRTEEN REASON WHY

AUTORE: JAY ASHER

​PRIMA PUBBLICAZIONE: 2007

Ho appena finito di leggere Thirteen Reason Why.
(Nota: l’articolo è stato scritto il 29 Aprile 2017. Per cui le opinioni espresse risalgono a quell’anno, e non sono state influenzate dalla serie netflix, anche perché non l’ho seguita.)

La prima reazione che ho avuto è stata di confusione: chi cavolo è Skye?

Ma andiamo con ordine: ho letto il libro in tre notti sul mio ereader, i personaggi sono relativamente pochi e ricompaiono in diversi punti della storia, come ho fatto a perdermene uno? Così ho usato quella sconosciuta funzione del tasto “CERCA” (sconosciuta solo nel senso che non l’avevo mai usata, e non avevo ancora pensato di usarlo in un romanzo) e ho cercato quel nome.

     Improvvisamente mi ritrovo catapultata più o meno all’inizio del libro accanto ad un Clay sconvolto, immerso nei ricordi, nei dubbi, nei rimorsi ed improvvisamente richiamato alla realtà da una voce femminile che lo chiama: Skye Miller.

     Ed è qui che fa il suo ingresso, anzi, la sua breve apparizione, Skye.
E breve sarà anche la descrizione che Clay farà di lei:

“Skye Miller. La mia sbandata di terza media. […] Skye è sempre stata molto carina fisicamente, ma si comporta come una che non ne ha mai preso atto. Specialmente negli ultimi due anni. Porta sempre vestiti larghi, anonimi. Quasi a volersi nascondere. Stasera indossa un’ampia felpa grigia, con i pantaloni della tuta in tinta.” (Cassetta 3: Lato A)

     Clay non le rivolge alcuna attenzione, e io con lui, troppo presa dall’ascolto della storia di Hannah, ma il suo ritorno nel finale è, secondo me, fondamentale per capire l’impatto che le cassette hanno avuto sul ragazzo. Non dimentichiamoci che, anche se noi l’abbiamo solo intravista, Clay conosce Skye, o forse la conosceva:

“Perché fa così? Cosa le è successo dalla terza media a oggi? Perché si ostina a fare l’emarginata? Cos’è cambiato? Chi lo sa. Un bel giorno, o almeno così pare, ha smesso di voler far parte di qualsiasi cosa.” (Casetta 3: Lato A)

     Clay scende dall’autobus, e l’ultima immagine che ci rimane di Skye è lei, con gli occhi chiusi, la testa appoggiata contro il vetro, SOLA. E quando la rivede nei corridoi della scuola, il giorno dopo aver spedito le cassette, con ancora le parole di Hannah ancora nella testa, Clay si rende conto che Skye potrebbe nascondere molto più di ciò che mostra. È un attimo: il ricordo di Hanna si sovrappone all’immagine di Skye. Clay racconta che quest’ultima “negli anni, ha imparato a evitare la gente. A evitare tutti” (Casetta 3: Lato A), esattamente come Hannah negli ultimi mesi. Ed è questo il collegamento che crea la “pioggia di emozioni” (Il Giorno Dopo Aver Spedito Le Cassette) che pervade l’animo del ragazzo. Clay riconosce il dolore, la rabbia, la tristezza, la pietà, ma anche la speranza.

La speranza di non dover rivedere un’altra vita spezzarsi, la speranza di poter fare la differenza, questa volta.

Non che Hanna incolpi Clay di averle fatto qualcosa, anzi. Ma Clay sa di non aver fatto abbastanza, principalmente per paura.

Paura di un rifiuto, da parte di Hannah.

Paura di un giudizio, da parte degli altri.

Forse Skye non sta pensando al suicidio, o, se invece sta seguendo inconsciamente le orme di Hannah, non è detto che Clay riuscirà a salvarla, ma non è questo il punto della storia: c’è ancora speranza, la fine non è ancora stata scritta, ogni piccolo gesto, ogni atto di gentilezza ha la sua importanza.

Come la domanda che Tony continua a chiedere a Clay, dopo che ha finito di ascoltare la SUA cassetta.

E come il rifiuto del barista di farsi pagare il frappé da Rosie’s: “Non so cosa ti sia capitato, e non so come aiutarti, ma ti deve essere successo qualcosa di brutto, perciò offro io” (Cassetta 4: Lato B).

     La speranza può diventare l’ancora di salvezza per Skye, così come, sfortunatamente, non lo è stata per Hannah. A lei sarebbero bastate anche poche parole anonime per potersi sentire meglio, per poter nuovamente alzare lo sguardo da terra e prepararsi a combattere.

Erano una richiesta silenziosa di aiuto, così come il suggerire di parlare del suicidio in classe. Ma Hannah non ha trovato l’aiuto di cui aveva bisogno, ed è consapevole che quelle parole rubate avrebbero potuto salvarla.

“La mia vita era a pezzi. Avevo bisogno di quei biglietti. Avevo bisogno di qualunque speranza quei biglietti potessero darmi.” (Cassetta 4: Lato B)

     Ed è così che Hannah ha cominciato a non alzare lo sguardo dal pavimento, mentre attraversava i corridoi, imparando anche lei ad allontanarsi dagli altri per non essere più delusa, usata, incompresa.

E il percorso che la ragazza ha intrapreso l’ha portata infine a chiamare per nome il pensiero che aveva cominciato a spuntare di tanto in tanto in mezzo agli altri: il suicidio.

“In fondo, non ci pensavo mica. Non seriamente. Non in dettaglio. Era solo un pensiero che mi frullava per la testa di tanto in tanto e che io respingevo con forza. Ultimamente, però, mi toccava respingerlo sempre più spesso” (Cassetta 4: Lato B) e la forza per respingerlo si affievoliva ogni volta, fino a scomparire per lasciar posto a una decisione che nessuno avrebbe potuto cancellare, neppure Clay.

Il ragazzo si rende presto conto che la determinazione di Hannah va rafforzandosi di cassetta in cassetta, riconoscendo la fermezza nella sua voce con l’avanzare della storia, e si rende conto che “se ce ne fosse stata l’occasione, sapevi che mi avresti sorriso anche tu. Ma non potevi permettertelo. Non se volevi andare fino in fondo.” (Cassetta 6: Lato B)

     Troppe delusioni prima di Clay, troppi “tradimenti”; Hannah non se l’è più sentita di fidarsi di lui, perché nonostante fosse tutto perfetto, una parte di lei non poteva fare a meno di pensare che si sarebbe potuto infrangere tutto in un istante, facendo diventare tutto molto più doloroso che in passato. Da quanto possiamo dedurre dalle parole che Hannah usa per definire i pettegolezzi su di lei, sembra quasi che ella ne sia stata vittima già prima di arrivare in questa scuola.

Doveva essere un nuovo inizio, invece è stato un ritorno ad una vita da cui cercava di scappare.

Non ci si deve stupire dunque se la risposta del professor Porter, ovvero “voltare pagina”, diventi la goccia che fa traboccare il vaso, l’ultima vicenda necessaria per avere il coraggio di attuare il suo piano. Persino Clay si rende conto che una risposta così vaga non può essere di alcun aiuto: Hannah ci ha già provato a voltare pagina (con il trasferimento), ma non ha funzionato. E non sa come altro farlo.

Anche il fatto che il professore non la rincorra per invitarla a parlare ancora, per cercare di trovare una soluzione insieme, diventa per Hannah la certezza che la via che ha scelto è l’unica soluzione per risolvere i propri problemi.

Hannah però non è affatto felice di ciò: era il suo ultimo tentativo, la sua ultima speranza, racchiusa nella figura di un professore, un adulto, un qualcuno che sarebbe dovuto essere più saggio e avere più esperienza per poterla aiutare.

Ma l’unica conclusione a cui arriva Hannah dopo la conversazione è “se le cose devono restare come sono, tanto vale voltare pagina del tutto, no?” (Cassetta 7: Lato A). NESSUNA SPERANZA.

E nessun saluto agli ascoltatori delle cassette; tutto piomba nel silenzio, e si sentono solo più le sue ultime parole “MI DISPIACE“.

     Non mi è del tutto chiaro se effettivamente Hannah avesse davvero voluto essere salvata o se cercasse un ultimo motivo per farla finita.

Clay non fa che ripetersi perché la ragazza non si sia rivolto a lui, sia durante sia dopo la festa.

Lui non è mai scappato, nei corridoi continuava a sorriderle e a cercarla con lo sguardo, ma per lei era troppo tardi, Hannah aveva già preso la sua decisione, aveva troppa paura di essere ferita, di nuovo.

In vita non era mai riuscita ad avere il controllo su qualcosa o qualcuno, lei stessa rivela che il suo cambio di look era nato dal desiderio di poter fare una scelta, invece di continuare a subire quelle altrui. Ma tramite le cassette, Hannah acquista il potere di obbligare le persone a fermarsi ad ascoltarla, per una volta.

E a riflettere sulle proprie azioni e parole, perché “alla fine, tutto ha la sua importanza.” (Cassetta 1: Lato A)
Ma perché? Perché voler raccontare queste storie ADESSO?

Lei sa già che non sarà lì a vedere le loro reazioni, e molto probabilmente chiunque sentirà la sua storia sulle cassette, consapevole che i suoi segreti saranno svelati, anche se solo ad un ristretto gruppo di persone nel migliore dei casi, proverà odio e rancora verso di lei.

Se da una parte credo che Hannah sia stata guidata dal desiderio di rendere gli altri consapevoli delle conseguenze delle loro azioni, dall’altra parte credo che la ragazza cerchi per un’ultima volta di essere capita, di non far circolare altri pettegolezzi, di poter finalmente dire la sua.

Non dovrà affrontare le persone che accusa, ma che dice comunque di aver perdonato, prima di chiudere la registrazione, il che le permette di sfogarsi liberamente senza dover pesare troppo le parole in questa specie di testamento in cui saranno i destinatari a decidere cosa spetta loro.

Forse Hannah sperava di poterli far riflettere e maturare, dando con il suo ultimo gesto un significato alla sua vita, o forse voleva semplicemente andarsene con l’animo sereno, dopo averlo liberato da tutti quei pesi che l’avevano condannata in vita.

     Non ci è concesso sapere cosa hanno pensato o come si sono comportate le persone che hanno ascoltato le cassette prima di Clay, ma possiamo intuire come esse abbiano influito su quest’ultimo: improvvisamente Skye diventa familiare tramite i ricordi e i racconti di Hannah, probabilmente sono quelle due parole “MI DISPIACE” mormorate dopo essersi quasi scontrata contro un altro studente nel corridoio a fargli scattare l’allarme.

I piccoli cambiamenti che ricorda Clay sull’autobus vengono riletti tramite i moniti di Hannah: “le avvisaglie c’erano tutte” (Cassetta 6: Lato A) riconoscono Tony e Clay riparlando di Hannah, capendo il reale significato di tutti quegli indizi nel comportamente e nelle azioni della ragazza solo dopo il suo gesto, solo quando ormai è troppo tardi.
E molti di quei segnali sono simili a quelli mostrati da Skye.

“Quel giorno, Hannah è sparita in mezzo a una folla di studenti, lasciando che fossero le cassette a salutare tutti al suo posto. Ma adesso riesco ancora a sentire i passi di Skye Miller, sempre più deboli, a mano a mano che lei si allontana.” (Il Giorno Dopo Aver Spedito Le Cassette)

     Clay decide di agire, di cercare di fare la differenza, mi piace pensare che lo faccia anche per lei, Hannah. Come a volerle far capire di aver imparato dai propri errori e di essere pronto a non farsi più influenzare dalla paura.
Non sappiamo cosa risponderà Skye, se si dimostrerà davvero una ragazza depressa o se Clay riuscirà ad aiutarla, ma la speranza di una fine diversa per la storia di questa ragazza pervade la pagina bianca che conclude la fine del libro, e lascia un po’ di speranza anche in me.


Curiosità: ho conosciuto questo titolo tramite la canzone “ONLY YOU” di Selena Gomez, scoprendo che su Netflix c’era questa serie che era stata tratta da un romanzo. E visto che io tendo a preferire SEMPRE la versione romanzata a quella cinematografica, ho recuperato il libro.

Per chi volesse ascoltare la canzone, vi lascio il link:

E voi avete letto il libro o avete visto la serie?
Se vi va, sentitevi liberi di lasciare un commento riguardo alla “riflessione” che avete letto: se vi è piaciuta, se siete giunti alle mie stesse conclusioni oppure no. Sarò felice di confrontarmi con voi, e di chiacchierare con voi a tal proposito, se ne avrete voglia.

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