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Messa domenicale ad Hatyai

Messa domenicale ad Hatyai
l’altare e le pareti decorate della chiesa *foto natalizia*

L’appuntamento domenicale per tutti i cristiani cattolici di Hatyai è alla chiesa dedicata alla nostra Signora di Lourdes (“Our Lady of Lourdes Church”) per la messa settimanale.

In base alla propria disponibilità, si puo’ scegliere se partecipare alla messa delle 7:30, delle 9:00 o delle 17:30 (al sabato sera c’è anche la messa in inglese per tutti gli stranieri della città e per il numeroso gruppo di filippini che abita qui).

Chi mi conosce forse si ricorderà che i due sacerdoti di questa chiesa sono italianissimi, don Gianni e don Antonio, Entrambi provenienti dalle zone della Lombardia, sono qui da quasi una trentina d’anni, e si occupano non solo della chiesa ma anche dell’annessa scuola cattolica, la Saengthong (e infatti la chiesa è conosciuta più come “la chiesa di Saengthong” piuttosto che con il suo vero nome).

NOTA: il post è stato scritto nel 2016, quindi le notizie qui riportate non sono aggiornate. Credo che l’orario delle messe non sia cambiato, ma invece di don Gianni (trasferitosi a Banpong, vicino Bangkok) e don Antonio (trasferito, se non ricordo male, a Chiang Mai) potrete trovare don Ivano (trasferitosi ad Hatyai da Banpong). Mi faceva comunque piacere riportare qui questo vecchio post, un po’ anche come ricordo del periodo in cui frequentavo quella parrocchia.

Messa domenicale ad Hatyai
la grotta ricostruita fuori dalla chiesa dove ognuno è libero di raccogliersi in preghiera

Insomma, si prevede una domenica non molto diversa da quelle italiane… ma non è esattamente così: qui ci sono alcune piccole cose che differenziano l’esperienza di partecipare ad una messa ed essere parte di una comunità. Di seguito ecco alcuni aspetti che mi hanno colpito.

Messa domenicale ad Hatyai
vista verso l’ingresso della chiesa dall’altare foto natalizia

Le omelie

Don Gianni ama interagire durante le omelie, me ne sono resa conto ancor prima di conoscerlo che quel sacerdote DOVEVA essere italiano (è proprio vero che noi italiani gesticoliamo tanto mentre parliamo!).

In seguito è capitato molto spesso che usasse delle immagini, che fossero dei cartonati o dei semplici fogli A4 per aiutare ad attirare l’attenzione dei piccini ma anche dei più grandi, in modo da fare delle “prediche” semplici ma toccanti, da cui ognuno possa trarre spunti di riflessione e tentare di attuare nella quotidianità. Ecco qui una foto che dimostra quanto ho detto.

Messa domenicale ad Hatyai
don Gianni intento a spiegare ai fedeli le letture della giornata
mediante un aiuto visivo
Messa domenicale ad Hatyai
particolare dell’immagine che don Gianni sta tenendo in mano

Il momento della comunione

Il momento della comunione mi ha colpita sin dalla prima volta in cui ho partecipato alle funzioni, e il motivo è semplice: nel momento in cui tutti si alzano per andare a prendere il sacramento, non c’è NESSUNO che porti con sé la borsa.

Inizialmente non ero sicura se fosse sicuro lasciare la borsa al banco, con il cellulare, portafoglio, carte di credito, carta d’identità e patente lì, sulla panca, senza nessuno a controllarla.

Ma guardandomi intorno mi resi conto che ogni persona che si stava avviando per ricevere la comunione non si stava affatto preoccupando per i suoi averi; come mi disse una ragazza, che incontrai per la prima volta proprio tra quei banchi e che in seguito divenne una mia grande amica, “perché dovremmo temere che qualcuno ci prenda qualcosa? in fondo siamo tutti cristiani qui, e siamo tutti fratelli e sorelle”.

E devo ammettere che fino ad adesso non è mai capitato un furto, anche lasciando il tablet appoggiato sul banco (lo uso per seguire le letture IN ITALIANO con una App, perché, credetemi, il thailandese usato nei testi sacri è molto più difficile di quello usato ogni giorno, è proprio una lingua più aulica che, ahimè, riesco a seguire proprio poco). Insomma, una vera manifestazione di fiducia nei confronti della comunità, non vi pare?

Messa domenicale ad Hatyai
vista dall’altare verso il centro della chiesa, dove
normalmente i fedeli ricevono la comunione

Il secondo motivo per cui mi colpisce questo momento è perché vedo sempre molti bambini piccoli recarsi davanti al sacerdote: inizialmente ero molto stupita, perché mi sembravano troppo piccoli per ricevere il sacramento, e molti andavano da soli, non per accompagnare i genitori.

Dunque, perché facevano la fila con gli adulti per qualcosa che non avrebbero ricevuto? Quando vidi il primo bambino arrivare davanti a don Gianni, capì il motivo: il sacerdote non prese alcuna ostia, e pose le mani sulla testa del bimbo per dargli una benedizione.

Vorrei che aveste potuto vedere con che sorriso quei bambini sono tornati al loro posto: sebbene non fossero abbastanza grandi per fare la comunione, per loro quel gesto era più che sufficiente per far loro sentire di non essere del tutto esclusi da quella “cerimonia da adulti”, e scommetto che il loro legame con Gesù non poteva che uscire rafforzato dopo la messa.

(piccola nota: ebbi modo di parlare con don Gianni di questo fatto, e mi spiegò che lo permetteva appunto solo ai più piccoli, e che, sebbene alcuni adulti che non avevano ancora ricevuto i sacramenti avessero richiesto di poter ricevere questa benedizione, il sacerdote aveva preferito evitare sia perché in questo modo il momento della comunione diventerebbe veramente troppo lungo, sia perché non è ancora stato “concordato” un segnale che permetta di capire chi deve ricevere la comunione e chi no).

Messa domenicale ad Hatyai
le statue dentro la chiesa, accanto alla porta d’entrata

Dopo la messa

Una volta terminata la funzione, è stato piacevolissimo per me constatare che ogni membro della comunità non corre subito a casa, ma trova il tempo per scambiare due parole con gli altri, e soprattutto con i sacerdoti, che lasciano l’altare durante l’ultimo canto per recarsi all’entrata della chiesa e poter così ricevere e salutare tutti i fedeli che si sono radunati per questo appuntamento settimanale.

È bello vedere come tutti quanti, nonostante gli impegni, abbiano il desiderio di fermarsi un attimo a salutare, ed è un po’ strano constatare che si finisce per conoscersi un po’ tutti, perlomeno di viso (personalmente conosco moltissime persone che vengono in chiesa con me, ci si saluta, si sorride, si fanno un paio di chiacchiere e ci si augura buona domenica, ma conosco il nome di pochissime persone!).

E questa sensazione di appartenenza continua anche fuori dalla chiesa: mi è capitato di recente di dover installare l’aria condizionata in camera da letto, e sono andata nel negozio di uno dei cattolici che frequenta la chiesa: appena mi ha riconosciuta come membro della comunità è stato disponibilissimo sia a farci un prezzo di favore, sia a mandare i tecnici per l’installazione l’indomani mattina.

Messa domenicale ad Hatyai
don Gianni all’uscita della chiesa, intento a ricevere i fedeli
Messa domenicale ad Hatyai
e don Antonio al piano di sotto della chiesa, mentre dialoga con i fedeli

Ma non dimentichiamoci dei bambini! Finita la messa, corrono da don Gianni, accompagnati da mamme, papà, zii, zie e nonne, e dopo aver aspettato che il don abbia finito di ricevere tutti, lo prendono per mano e sorridenti lo seguono nel suo studio dove li attendono… dolcetti e caramelle!

Messa domenicale ad Hatyai
i bimbi che aspettano il loro turno per avere le caramelle

Questi sono i tre principali motivi che mi fanno spesso sorridere quando penso alla comunità cattolica di Hatyai: partecipare alla messa non è solo un dovere, ma anche un piacere, perché è un po’ come ritrovarsi in un’unica famiglia, in cui il vero collante qui è la fede: non importa quanto guadagni al mese, o il lavoro che fai, bensì è importante sapere che crediamo nello stesso Dio a renderci comunità.

E se magari non mi oso a venire a parlare con te, o magari sono seduto troppo lontano, basterà un sorriso, e saprò che facciamo parte della stessa famiglia.

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