Questo è un approfondimento della parte 4 del Capitolo 0 del progetto “Il Ramakien in italiano”: qui esploreremo nel dettaglio la cosmogonia buddista e la struttura dell’universo che fa da sfondo alla mia versione romanzata, “Il fiore, la freccia e la corona”.
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Una delle cose che più mi ha dato da ragionare quando mi sono approcciata alla scrittura della versione romanzata del Ramakien in italiano è stato capire com’è strutturato il mondo in cui si svolgono le vicende. Ammetto che inizialmente non avevo dato troppo peso a questo dettaglio, dando per scontato che non potesse essere molto differente dalla concezione che avevo già imparato a scuola. In fondo, anche in Thailandia si parla di “inferno” e “paradiso”, quanto potranno mai essere diversi rispetto all’immaginario cristiano?
Differenze tra il Ramakien e l’immaginario buddista
Inoltre, non ho trovato nelle mie fonti delle spiegazioni specifiche su com’è veramente strutturato il mondo del Ramakien, neppure nelle appendici o negli approfondimenti. Durante le mie ricerche, sono riuscita a ricavare poco, e la maggior parte dei contenuti che ho trovato in lingua thailandese erano specifici invece della cosmogonia buddista, che aveva sì molte cose in comune, ma anche diverse incongruenze con i dettagli riportati nel poema epico.
Gli elementi di base delle due cosmogonie sono identici: entrambi gli universi infatti si sviluppano intorno al monte Khao Sumen (เขาสุเมรุ) conosciuto in occidente con il nome monte Meru. E in entrambi gli immaginari il regno celeste/paradiso è composto da 6 livelli.

Ma nel Ramakien i vari mondi, ovvero il mondo celeste, il mondo sotterraneo e il mondo terreno, possono essere visitati liberamente, come se fossero dei semplici continenti che, invece di espandersi sullo stesso piano orizzontale, sono disposti a livelli, come fossero diversi piani di uno stesso palazzo. Non è la morte a separare questi luoghi, e neppure la razza a cui si appartiene: gli Yak (ยักษ์) infatti possono vivere sia nel mondo sotterraneo, sia nel mondo terreno, sia nel regno celeste, e anche le divinità vanno e vengono liberamente tra i tre mondi.
Procedendo con la lettura dei vari capitoli, vedremo meglio questi aspetti; ma oggi vorrei invece concentrarmi sul mondo così come viene decritto secondo l’immaginario buddista.
✍🏻 NOTA: nel Ramakien ho scelto di non usare mai i termini “Paradiso” e “Inferno” per evitare di richiamare l’immaginario cristiano legato a questi concetti. In questo post però, per semplicità, userò “paradiso” come sinonimo di “regno celeste” e “inferno” come sinonimo di “mondo sotterraneo”.
La cosmogonia buddista è molto complessa e dettagliata
Durante le mie ricerche mi sono imbattuta in diverse immagini rappresentanti l’universo conosciuto, e ciò che mi ha stupito di più è che la maggior parte di queste illustrazioni sono riportate sotto forma di sezione. Questa rappresentazione all’inizio mi ha un po’ spiazzato, perché ad esempio vediamo che il mondo terreno è composto da due pilastri separati. Se però osserviamo l’immagine tenendo conto del fatto che rappresenta una sezione, ci renderemo presto conto che questi due elementi in realtà formano una circonferenza che li unisce in un’unica area.

Vista la complessità, avevo inizialmente pensato di fare una rappresentazione isometrica, o perlomeno in prospettiva, ma mi sono presto resa conto che i dettagli erano davvero tanti, e non ero sicura di riuscire a creare un’infografica davvero fedele all’immaginario buddista. Così, alla fine, ho scelto di seguire la stessa rappresentazione sotto forma di sezione utilizzata da altri artisti thailandesi: in fondo, se la cosmogonia buddista ha scelto di rappresentare l’universo in questo modo, ci sarà un motivo, no?
Il pesce gigante che sorregge il nostro universo

Secondo la cosmogonia buddista, l’universo che conosciamo si poggia sul dorso di un pesce gigante, conosciuto in thailandese con il nome Pla Anondh (ปลาอานนท์). E sarebbero i suoi movimenti improvvisi a causare i maremoti e i terremoti, andando così a convalidare la teoria dell’impermanenza: tutto è in costante cambiamento, e nessuno può impedirlo né prevederlo, poiché il nostro stesso benessere dipende dalle azioni (o dall’immobilità) di un singolo pesce, come a voler dimostrare che tutte le vite sono collegate le une alle altre.
Ma l’elemento che più mi ha stupito non è stato il pesce Pla Anondh (ปลาอานนท์) in sé, quanto un aspetto specifico della leggenda che lo riguarda. Sebbene non sia specificato dove viva Pla Anondh (ปลาอานนท์), una cosa è certa: non è l’unico pesce gigante presente nelle acque in cui vive. E se ogni pesce gigante avesse un altro universo sul proprio dorso? Che questa sia una prova che il buddismo e l’induismo avessero già ipotizzato la possibilità di più universi separati e indipendenti tra loro?
Queste sono solo mie speculazioni, e dovrò fare qualche ricerca in più per verificare la cosa, ma non trovi anche tu che, se fosse così, questa visione sarebbe davvero molto moderna per l’epoca?
✍🏻 NOTA: Se sei curioso di scoprire il mito relativo a questo gigantesco pesce, continua a seguire MyFedesign anche su Facebook e Instagram per sapere quando uscirà il contenuto dedicato alla leggenda del pesce Pla Anondh (ปลาอานนท์)!
I sei livelli del paradiso nella cosmogonia buddista
Nel buddismo il regno celeste ha una struttura molto dettagliata, e ogni livello del paradiso ha un suo nome specifico e caratteristiche che permettono di capire che tipo di esseri vi risiedono:
Chatumaharachika (จาตุมหาราชิกา)
È il livello più vicino alla terra ed è governato dai quattro grandi re guardiani dei punti cardinali. Qui risiedono anche il sole, la luna e le stelle che vediamo nel cielo.
Daowadung (ดาวดึงส์)
Situato proprio sulla cima del monte Khao Sumen, è il livello che ospita la dimora del divino Phra In (พระอินทร์), il nome thailandese del dio Indra, che governa la città di Taitrueng (ไตรตรึงษ์), dove risiedono oltre 33 divinità.
Yama (ยามา)
Trovandosi molto al di sopra del sole, questo regno non riceve luce solare ed è immerso nell’oscurità; tuttavia, i suoi abitanti possiedono un’aura luminosa propria che rischiara tutto ciò che li circonda. Inoltre, secondo la leggenda, questo regno è ricoperto di fiori speciali, che permettono di capire facilmente lo scorrere del tempo; se i fiori sono aperti, significa che è giorno, mentre se sono chiusi, vuol dire che nei livelli inferiori è scesa la notte.
Dusit (ดุสิต)
Questo è il piano dove dimorano i Bodhisattva, ovvero coloro che attendono di rinascere come futuri Buddha sulla Terra. In questo luogo si tengono costantemente dei sermoni, ed è qui che è possibile meditare e imparare tutto ciò che c’è da sapere sul Dharma. Piccola curiosità: Dusit è anche il nome di una catena di hotel di lusso molto famosa in Thailandia, che si è ispirata per il suo nome proprio a questo piano del paradiso.
Nimmanarati (นิมมานรดี)
In questo livello risiedono esseri dotati di una mente creatrice straordinaria, a cui è sufficiente pensare ad una cosa perché questa si manifesti immediatamente davanti ai loro occhi.
Paranimmitawasawatdee (ปรนิมมิตวสวัตดี)
È il livello più alto e puro del paradiso, governato da ben due figure distinte, mentre i livelli inferiori sono sotto la giurisdizione di un solo essere. Nonostante questo sia il piano più alto del regno celeste, non significa che qui non ci sia alcuna tentazione, anzi: i due personaggi che governano questo livello sono il sovrano celeste e il sovrano dei demoni, a dimostrazione di come la dualità sia una realtà intrinseca della vita.
In questa descrizione però avrai notato come l’unica divinità che compare anche nel Ramakien è il divino Phra In (พระอินทร์), mentre delle divinità della Trimurti qui non c’è alcuna traccia. Questa assenza è ciò che mi ha permesso di allontanarmi senza esitazione da questa concezione del mondo, per puntare invece ad una rivisitazione più narrativa e utile alla storia del Ramakien. In fondo, come ti ho raccontato nella parte 4 del capitolo 0, alcuni dei servitori degli dèi che vivono nei piani alti del regno celeste in realtà hanno caratteristiche molto più umane e imperfette di quanto ci si potrebbe aspettare da degli abitanti del paradiso.
E il mondo terreno?
Per quanto riguarda la terra, in realtà esistono delle altre illustrazioni sotto forma di infografica molto specifiche e dettagliate, che però non ho approfondito, visto che non erano necessari per la scrittura del romanzo. Ma in futuro prevedo di dedicare un post a questo tema, quindi continua a seguirmi per scoprire di più anche su come il buddismo ha interpretato il nostro mondo!
Anche se questo è un approfondimento, queste ricerche sono state affrontate con lo scopo di trovare delle basi solide a cui affidarmi durante la scrittura delle vicende raccontate nel mondo de “Il fiore, la freccia e la corona”. Nonostante le numerosi fonti infatti ho riscontrato subito come nel Ramakien la struttura dell’universo sia data per scontata, e ho dovuto rimboccarmi le maniche per evitare di farmi influenzare troppo dall’immaginario cristiano e cattolico con cui sono cresciuta sin da bambina.
Ma questo me lo potrai dire tu una volta che avrai cominciato ad ascoltare il romanzo! Pronto a cominciare con il capitolo 1? Qui sotto ti lascio il link alla playlist dove potrai recuperare anche le altre puntate del capitolo 0:
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