Questo è un approfondimento del Capitolo 1 del progetto “Il Ramakien in italiano”. Oggi esploreremo nel dettaglio le figure degli Yak (ยักษ์), ovvero la razza dei demoni a cui appartengono molti degli esseri protagonisti delle vicende raccontate nella mia versione romanzata del Ramakien, “Il fiore, la freccia e la corona”.
Hai già ascoltato il capitolo? Se non l’hai fatto, puoi recuperare le varie puntate su YouTube, a cominciare dalla prima:
Raffigurazione iconografica degli Yak
All’aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok ci sono due tra le statue più rappresentative della Thailandia: si tratta di enormi figuri dai vestiti dorati e con due affilate zanne che escono dalla bocca e si estendono verso l’alto. Questi sono gli Yak (ยักษ์), dei mostruosi demoni dalle dimensioni gigantesche, le cui statue possono essere trovate anche nei templi, e che popolano moltissime storie e leggende thailandesi.

A prima vista, si potrebbe pensare che gli Yak siano tutti uguali, ma in realtà ci sono diversi dettagli che permettono di riconoscere subito l’identità del demone raffigurato, tra cui il colore della pelle, la forma degli occhi e gli oggetti che tengono nelle mani. Il re di Longka del Ramakien, il demone Thotsakan, ha la pelle verde e presenta 10 facce, mentre il demone del mondo sotterraneo, lo Yak Maiyarap ha la pelle viola.


Non mancano poi Yak dalla pelle rossa, verde, dorata e persino nera: per scoprire chi sono e perché sono famosi, ti consiglio di continuare a seguire le vicende raccontate nella versione romanzata del Ramakien, ovvero “Il fiore, la freccia e la corona”. Puoi ascoltare gratuitamente le puntate qui:
Etimologia del termine Yak
La leggenda narra come il termine Yak (ยักษ์) sia stato scelto dal divino Phra Phrom (พระพรหม), nome thailandese con cui è conosciuto il dio Brahma, divinità della creazione. Secondo questa versione, il dio generò l’acqua e decise di creare dei guardiani per proteggere la sua creazione. Il divino Phra Phrom scelse di dare vita a due gruppi di esseri viventi: il primo gruppo fu chiamato Yak (o Yaksha, come sono conosciuti nella tradizione indiana), poiché fin dalla loro creazione continuavano a gridare di essere affamati. “Yak” (ยักษ์) infatti, significherebbe “colui che ha fame”. L’altro gruppo invece è conosciuto con il nome “Raksod” (รากษส) (Rakshasa nella tradizione indiana), ma lasciamo queste figure da parte per il momento, e concentriamoci sugli Yak.

Il termine thailandese Yak (ยักษ์) può essere tradotto sia come “gigante”, sia come “demone”. Come ti ho spiegato nel capitolo 0, nella mia versione del Ramakien ho scelto di usare come sinonimo la parola “demone”, anche perché nel poema epico thailandese la magia permette a diversi personaggi di cambiare di dimensione, e mi sembrava quindi confusionario usare il termine “gigante” in questo contesto.
Tuttavia, è importante ricordare che “Yak” (ยักษ์) può essere usato anche come aggettivo, ad esempio “Pla Muek Yak” (ปลาหมึกยักษ์) che si traduce come “calamaro gigante”.
Inoltre “Yak” (ยักษ์) viene anche utilizzato per tradurre in thailandese il termine “gigante” delle fiabe dei bambini, come ad esempio “James e la pesca gigante”, che in thailandese è tradotto sia come “เจมส์กับลูกท้อยักษ์” (James Kap Luk Tho Yak) sia come “พี้ชยักษ์” (Peach Yak).


Un altro esempio famoso è Willie, il gigante del cartone di Topolino ispirato alla leggenda dei fagioli magici, che in thailandese è conosciuto come “ยักษ์วิลลี่” ovvero “Yak Willie”.

Chi sono gli Yak?
Ma torniamo agli Yak del Ramakien e della tradizione buddista e induista: questi esseri sono personaggi intelligenti e combattivi, personificazione della forza e del potere, e nel poema epico thailandese spesso il loro desiderio più grande è quello di diventare gli esseri più forti dei tre mondi.
Nonostante il loro aspetto esteriore li renda molto diversi dagli umani, in realtà questi demoni possono avere molte caratteristiche che li accomunano agli uomini, e secondo diverse leggende buddiste gli Yak rinascono in tale forma a causa dei peccati commessi durante le loro precedenti vite.

Ci sono poi anche tradizioni che sottolineano invece come gli umani che abbiano compiuto molte buone azioni in vita, ma abbiano mantenuto un animo iracondo e irritabile, e continuando a farsi influenzare dalla rabbia e altri sentimenti negativi, rinascano con l’aspetto di Yak proprio per mostrare anche all’esterno quanta strada debbano ancora fare sulla strada per l’Illuminazione Suprema.
In alcune leggende inoltre gli Yak possono assumere sembianze umane, arrivando così a nascondere i loro canini distintivi: ed è grazie a questa magia che diverse Yak femmine sono riuscite a sposarsi con degli uomini, che spesso non erano a conoscenza della vera natura delle loro mogli.
Personaggi cattivi o buoni?
Gli Yak non sono necessariamente personaggi completamente negativi, anche se spesso, nelle leggende che li vedono come protagonisti, sono relegati alla parte di antagonisti e nemici da sconfiggere. La presenza di statue di Yak nei templi buddisti è la prova di quanto in realtà queste figure siano sfaccettate: gli Yak, qui sì rappresentati nella loro forma da giganti, sono considerati guardiani dei templi e, più in generale, dei luoghi sacri.
Nel Ramakien gli Yak mostrano spesso il loro rispetto nei confronti delle divinità del regno celeste, e in particolare verso il divino sovrano celeste, il sommo Phra Isuan. E la loro fede è tanta che spesso le loro preghiere vengono accolte e le loro richieste approvate senza esitazione.

Eppure non mancano anche storie in cui gli Yak e gli dèi si ritrovano ad affrontarsi come nemici giurati, come ad esempio nella leggenda della zangolatura dell’Oceano di Latte, episodio che permise la creazione dell’elisir dell’immortalità e che è possibile ammirare sempre nell’aeroporto Suvarnabhumi di Bangkok.
Come per i Phaya Nak, i grandi serpenti mitologici di cui vi ho raccontato in diversi post sul blog, anche gli Yak sono esseri complessi, che non è possibile catalogare semplicemente come “buoni” o “cattivi”. Ogni Yak è mosso da desideri e convinzioni differenti, ed è proprio quest’aura singolare che rende questi demoni così interessanti da scoprire.
Lo Yak Nontok, il predecessore del più famoso Yak Thotsakan
Il primo Yak che incontriamo nel Ramakien è Nontok (นนทก), un demone dalla pelle verde e che vedrete sempre rappresentato come calvo, nonostante la storia dica che, almeno inizialmente, il demone fosse dotato di una folta chioma di capelli.

Sebbene la sua vicenda spesso venga semplificata con un semplice
lo Yak Nontok cominciò a uccidere gli dèi del regno celeste con il suo dito di diamante
in realtà durante le mie letture e ricerche mi sono trovata davanti a dettagli che hanno reso questo povero servitore molto più interessante ai miei occhi.
Durante la stesura del capitolo 1 ho voluto scendere nei dettagli delle emozioni di Nontok, con lo scopo finale di instillare nel lettore il dubbio che continuerà a tornare per tutto il resto della storia: ma Nontok è davvero il cattivo in questa situazione?

Quando la vittima si trasforma in carnefice
Quella dello Yak è una storia di bullismo e di vendetta: scommetto che molti potranno simpatizzare con le paure, l’ansia e la vergogna del demone verde, costretto a subire scherzi di ogni tipo, senza aver la forza, né la posizione, di poter rispondere. Ma quanti sarebbero davvero riusciti a resistere alla tentazione di usare il dito di diamante? In questa versione, Nontok comincia la sua vendetta già dal giorno successivo al suo incontro con il sommo sovrano celeste, eppure possiamo vedere come la sua rabbia non sia totalmente fuori controllo, tant’è che le danzatrici che si recano alla reggia del divino Phra Isuan riescono a salire senza problemi sul monte Khao Krailas.
Persino nel suo discorso con la giovane Apsara, dietro il cui splendido volto si nasconde il divino Phra Narai, le parole di conforto del demone hanno un senso logico, e mostrano come Nontok sia molto più sensibile ed empatico di quanto ci si sarebbe potuto immaginare da uno Yak “cattivo”. Eppure, saranno proprio le sue parole a toccare in profondità il cuore del divino Phra Narai, scatenando la sua indignazione e portandolo a pronunciare le parole della famosa profezia che segnerà lo scontro tra il principe umano Phra Ram e il terribile re Yak Thotsakan.

Le azioni di Nontok rappresentano solo l’inizio della storia del Ramakien: se vuoi scoprire come un semplice dito abbia influenzato il destino di divinità, scimmie, uomini e demoni, recupera le puntate de “Il fiore, la freccia e la corona”, la versione romanzata in italiano del Ramakien. Seguimi su Substack per essere sempre aggiornato sulle nuove uscite!


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