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5 superstizioni italiane che i thailandesi non conoscono

ragazza che si specchia in uno specchio rotto
Photo by bialasiewicz | EnvatoElements

In uno scorso post abbiamo visto alcune credenze thailandesi particolari, ma oggi faremo il contrario: ecco quindi 5 superstizioni italiane che in Thailandia non sono conosciute.

1. I gatti neri portano sfortuna

gatto nero in un prato all'aperto
Photo by lesichkalll27 | Twenty20

Ricordo che una volta, mentre andavo in ufficio, un gatto nero mi attraversò la strada: il primo pensiero fu quello di rallentare, per evitare di investirlo, ma ammetto che non ho potuto fare a meno di pensare alla superstizione per cui quello sarebbe stato un segno sfortunato.

Con mia grande sorpresa però, i miei colleghi thailandesi in ufficio non capivano la correlazione tra sfortuna e gatti neri, perché qui in Thailandia non esiste alcuna credenza del genere.

Ed in effetti, l’idea che il gatto nero porti sfortuna è una superstizione che ci è rimasta dal Medioevo e dal periodo della caccia alle streghe.

All’epoca, si credeva che i gatti neri fossero compagni delle streghe e talvolta incarnazioni del demonio, e questa credenza popolare è rimasta in alcuni paesi europei, tra cui l’Italia.

In particolare, la convinzione che il gatto nero che ti attraversa la strada porti sfortuna è una superstizione che si è sviluppata anche a causa dei mezzi di trasporto dell’epoca. I cavalli infatti potevano spaventarsi quando un gatto attraversava loro la strada, disarcionando così chi li stava cavalcando o rischiando di far rovesciare la carrozza o il calesse a cui era legato.


2. Se rompi uno specchio, ti aspettano 7 anni di guai

pavimento con specchio rotto
Photo by twenty20photos | EnvatoElements

Anche questa superstizione è sconosciuta ai thailandesi, che non sembrano aver alcun rapporto particolare con gli specchi.

Ed in effetti, questa superstizione è molto antica, probabilmente era già in voga ai tempi degli antichi romani.

Lo specchio è da sempre stato considerato un oggetto magico, in grado di mostrare l’anima di chi si specchiava. Per questo motivo, se lo specchio si rompeva, si credeva che anche l’anima di chi era specchiato per ultimo si sarebbe “danneggiata”, e avrebbe avuto bisogno di 7 anni per tornare al suo stato originale.

Difficile da dire se il numero 7 abbia effettivamente un significato particolare; forse “7 anni” è legato alla credenza per cui ogni 7 anni le cellule del nostro corpo si rigenerano, anche se dubito che effettivamente questa credenza fosse già conosciuta all’epoca – mentre è più probabile che il numero 7 sia legato in qualche maniera alla religione.

Gli specchi erano inoltre oggetti molto rari e costosi, e secondo alcuni infatti la credenza per cui rompendone uno si rischiava 7 anni di guai era per cercare di rendere più consapevoli chi li maneggiava, che, per paura, si trovavano a trattare gli specchi con molta più cura rispetto ad altri oggetti.


3. Passare sotto una scala porta sfortuna

bambino su una scala
Photo by westend61 | EnvatoElements

Quando facevo l’interior designer mi è capitato molte volte di andare in cantiere, dove mi è capitato di vedere un sacco di scale e impalcature.

Mi è anche capitato di doverci passare sotto in alcuni casi, ed è proprio in quelle occasioni che ho scoperto che i miei colleghi thailandesi non avevano affatto paura di passare sotto una scala. Per loro l’unica preoccupazione era di controllare prima che non ci fosse nessuno sopra, e di avvisare – urlando – che stavamo per passare, in modo da far fermare tutti gli operai ed evitare così che qualcuno potesse farci accidentalmente cadere qualcosa in testa.

Avevo sempre pensato che questa, più che una superstizione, fosse banalmente un monito per avvertire la gente di fare attenzione quando passava in prossimità di una scala, ma in realtà questa credenza ha altre origini.

La classica scala “portabile” infatti, quando aperta, forma un triangolo con il pavimento. Il triangolo era considerato sacro sia nella cultura egizia, sia dai cristiani, in quanto rappresentava il concetto di trinità.

Per quanto riguarda gli antichi egizi, il “passare sotto una scala” era considerato sacrilego, in quanto si andava a “rompere” il triangolo sacro, andando così a provocare l’ira degli dei che avrebbero punito con sfortuna la persona che aveva osato rovinare la figura sacra.

Similmente, questa credenza sembra essere poi stata assimilata dai cristiani, e l’idea di “rompere l’immagine del triangolo” che si viene a formare tra scala e pavimento equivaleva a rompere la sacralità della Santa Trinità.

In Thailandia però, le scale sono un elemento della casa che bisogna sempre decorare con attenzione: ai thailandesi infatti non piace l’idea di “avere qualcuno che ti cammina direttamente sopra la testa”, concetto profondamente legato all’idea che i piedi siano la parte più sporca del corpo, e quindi le sedute non dovrebbero mai trovarsi sotto la scala. Sempre per questo motivo, è importante non collocare mai una statua di Buddha sotto una scala, quanto piuttosto davanti ad essa.


4. Venerdì 13 e Venerdì 17 sono giorni sfortunati (e più genericamente, 13 e 17 portano sfortuna)

pulsantiera di un ascensore in cui il piano 13 è stato sostituito dal piano 12A
Photo by LayO | Twenty20 | se guardate attentamente la pulsantiera, noterete che il piano 13 è stato sostituito con il piano 12A

Venerdì 13 e Venerdì 17: si tratta di due date che generalmente consideriamo sfortunate – tant’è che ricordo diverse volte di averci scherzato su con le mie amiche, soprattutto quando una verifica cadeva in una di quelle date.

Questi due giorni però, in Thailandia non hanno nulla di speciale, sebbene i thailandesi abbiano particolari preferenze per i numeri (tanto che qui è possibile scegliere non solo il numero di cellulare – quando si acquista una Sim nuova infatti si può scegliere il numero che si preferisce – ma anche il numero di targa della propria macchina).

In realtà l’ossessione per i numeri fortunati non è tipica solo dei thailandesi “puri”, ma colpisce soprattutto le famiglie thailandesi di origine cinese – in un post sull’interior design vi ho raccontato che le famiglie cinesi hanno addirittura dei metri appositi con segnati numeri fortunati e sfortunati.

Nel cercare le origini di questa superstizione ci si imbatte in moltissime motivazioni differenti: alcuni affermano che Venerdì sia considerato sfortunato perché è il giorno della morte di Gesù, mentre il 13 rappresenta Giuda, mentre nella mitologia scandinava il numero 13 era legato Loki, dio della menzogna e che porterà al Ragnarok, segnando la fine degli dèi.

Secondo i musulmani, Venerdì è il giorno in cui Adamo ed Eva mangiarono il frutto proibito, mentre secondo la tradizione babilonese il 13 era un numero sfortunato perché era il successivo di un numero sacro, il 12. Ed in effetti il 12 è considerato un numero perfetto da diverse culture: basti pensare ad esempio ai 12 segni zodiacali, i 12 apostoli, i 12 mesi dell’anno, i 12 dei dell’Olimpo.

Il 13 è un numero “temuto” soprattutto negli Stati Uniti, dove spesso negli edifici pubblici il piano 13 non compare né come piano, né come numero di camera. Talvolta, anche nelle compagnie aeree questo numero viene “saltato”, per evitare di causare problemi d’ansia a chi soffre di “triscaidecafobia”, ovvero la paura irragionevole del numero 13.

Anche per il numero 17 ci sono diverse credenze per cui sarebbe un numero sfortunato: nell’antica Grecia, questo numero era disprezzato perché si trovava tra due numeri perfetti, in quanto rappresentazione dei quadrilateri 4×4 (16) e 3×6 (18).

Nella Bibbia, il diluvio universale cominciò il 17 del secondo mese, mentre per i romani questo numero rappresentava la battaglia di Teutoburgo del 9 d.C, in cui le legioni romane 17, 18 e 19 furono distrutte dai Germani.

Nel Medioevo il numero 17, ovvero XVII, veniva spesso confuso con il suo anagramma VIXI, che significa “vissi” e veniva spesso scritto sulle lapidi per indicare che una persona aveva finito di vivere. E, come per il 13, anche il 17 ha una sua fobia, che viene indicata con il termine “eptacaidecafobia”.


5. Se rovesci il sale sul tavolo, attirerai la sfortuna: una superstizione tutta italiana

sale rovesciato sulla scritta "oggi sarà una bella giornata"
Photo by Chantelle | Twenty20

Far cadere il sale su una tavola thailandese è molto difficile, visto che qui invece di questo ingrediente si usa molto di più il Nam Pla (di cui vi ho parlato in questo post).

Tuttavia questa credenza in Italia è molto sentita, tanto che ho visto molti video di stranieri, anche occidentali, stupirsi nel vedere gli italiani “impazzire” a causa di un po’ di sale caduto sul tavolo.

Questa superstizione nasce perché il sale era un bene prezioso molto caro, e sprecarlo significava perdere soldi. Quest’idea sembra essere nata in epoca romana, quando, secondo la tradizione, i soldati venivano pagati proprio con il sale – e questo spiegherebbe il perché della stessa radice per le parole “sale” e “salario”.

La credenza prevede di raccoglierlo e tirare 3 manciate dietro la spalla sinistra, in modo da “passare” la sfortuna a chi dovrà pulire.


Bonus! Se hai il ciclo non devi toccare le piante sennò muoiono

donna con in mano un bouquet di ortensie mezzo appassito
Photo by umuller | Twenty20

In Italia ho sentito un sacco di credenze e superstizioni legate al ciclo: non lavarti i capelli, non farti il bagno, non toccare le piante, non cucinare…

Ebbene, qui in Thailandia per fortuna non c’è nessuna di queste credenze; l’unica cosa che ho sentito dire qui riguarda l’acqua di cocco, che, secondo alcuni, potrebbe peggiorare i crampi di chi ha le mestruazioni (ne abbiamo parlato più approfonditamente qui).

Molte superstizioni legate al ciclo mestruale sono infatti legate all’idea per cui il sangue mestruale sia sporco e impuro: se ne parla nell’Antico Testamento, ma anche nell’antica Grecia i filosofi non hanno esitato a descrivere le “orribili sciagure” che portavano le donne mestruate a ciò che toccavano.

Tutte superstizioni che, per fortuna, qui non ci sono. Anzi, una cosa che ho trovato molto rassicurante è il fatto che qui le mestruazioni sono chiamate con il loro nome, “Pra Jam Duean” ( ประจำเดือน ), e non con giri di parole come “ho le mie cose” o “è arrivato il barone rosso/marchese/le giubbe rosse”, o ancora “le cascate del Niagara” oppure “il Mar Rosso”.

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