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Dok Bua i fiori di loto e le ninfee thailandesi

Primo piano di un fiore di loto sbocciato dai petali color rosa
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I Dok Bua, ovvero i fiori di loto e le ninfee, sono piante molto diffuse in Thailandia, e legate profondamente alla religione buddista. I Dok Bua qui sono talmente popolari da essersi guadagnati il titolo di “regina dei fiori acquatici”.

I fiori di loto e le ninfee crescono molto facilmente, ed è possibile trovarli anche nelle ampie giare di terracotta poste sui marciapiedi o davanti alle abitazioni.

Tipologie di Dok Bua

Al contrario dell’italiano, in cui si utilizzano due termini differenti per distinguere il fiore di loto e la ninfea, in thailandese questi due fiori vengono comunemente chiamati Dok Bua ( ดอกบัว ) – dove “Dok” ( ดอก ) significa “Fiore” e Bua definisce appunto questo specifico tipo di fiore.

All’interno di questo gruppo, i Dok Bua vengono poi suddivisi in due tipologie: Bua Luang ( บัวหลวง ) o PatumChat ( ปทุมชาติ ), che corrispondono ai fiori di loto, con gambo lungo e rigido che fuoriesce dall’acqua, e Bua Sai ( บัวสาย ) o UbonChat ( อุบลชาติ ), che corrispondono alle ninfee, che hanno le foglie e i fiori che poggiano sull’acqua e presentano invece dei gambi più morbidi.

Bua Luang – fiore di loto | Photo by cdechristhian | Twenty20
Bua Sai – ninfea | Photo by kathkarno | Twenty20

Dok Bua e religione

Nella religione buddista i Dok Bua sono presenti sin dalla nascita di Buddha: la leggenda narra che il bambino, subito dopo la nascita, abbia compiuto sette passi, e che da ogni passo fatto, sia spuntato un fiore di loto – secondo alcune versioni, questo evento non è avvenuto realmente, bensì sia stato sognato dalla madre che ne avrebbe capito il reale significato solo dopo aver consultato l’indovino di corte.

Il Dok Bua è anche utilizzato nella maggior parte delle raffigurazioni di Buddha: Egli non è (quasi) mai seduto direttamente per terra, ma sempre su un fiore di loto, di cui è possibile riconoscere i petali non solo nei dipinti, ma anche nelle statue, in cui spesso presentano due strati: una fila di petali superiori e una inferiore, rivolta verso il basso.

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I Dok Bua vengono spesso portati come offerte al tempio, insieme a candele e incensi. Si tratta solitamente della tipologia con gambo lungo e rigido, e spesso l’offerta si compone di: 1 fiore di loto, 3 bastoncini di incenso e 1 o 2 candele.

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Se si osserva attentamente il gesto simile al Wai che i thailandesi compiono nei templi, si potrà riconoscere che le due mani portate a coppa e unite insieme riproduce la forma di un fiore di loto ancora chiuso.

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Il significato del Dok Bua

Se si osserva attentamente la natura del Dok Bua, si potrà notare che questo fiore nasce da un ambiente comunemente definito “sporco”. Le acque in cui vivono questi fiori non sono acque cristalline, poiché i Dok Bua si nutrono dalle sostanze che ricavano dal fango.

Se non c’è il fango, il fiore di loto non potrà crescere. Questa semplice verità ha portato molti a fare delle metafore tra la vita umana e quella del Dok Bua.

La bellezza può nascere anche da situazioni “brutte”, così come la felicità può nascere anche da situazioni di sofferenza (seguite i link per approfondire i concetti di felicità e sofferenza e il loro rapporto con il buddismo). Ecco quindi che il Dok Bua diventa simbolo di possibilità di migliorarsi, senza rinnegare le proprie origini.

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Del Dok Bua non si butta via nulla

I Dok Bua sono molto popolari anche per la loro versatilità: sono belli da usare per decorare stagni e giare, possono venire utilizzati come offerte al tempio e possono anche venir mangiati.

Radici

Le radici dei Dok Bua possono venir bolliti per essere utilizzati in varie ricette, sia per preparare zuppe, come il Keng Som, sia per preparare dolci. Si dice che siano in grado di abbassare la temperatura corporea, e sono infatti utilizzati nella medicina tradizionale più antica.

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Rizomi del Dok Bua

I rizomi hanno un aspetto che è una via di mezzo tra radici e gambi; si sviluppano in orizzontale e hanno una forma cilindrica. Quando vengono tagliate, si può vedere come l’interno presenti diversi “buchi”, che conferiscono a questa parte una forma inconfondibile.

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Queste parti vengono solitamente cotte per essere usate in zuppe e dolci thailandesi. In particolare, i rizomi possono essere riconosciuti tra gli ingredienti del Tao Tung, un dolce a base di legumi cotti e serviti con una tisana a base di Ginger oppure a base di Matum, una pianta conosciuta internazionalmente con il nome di Bael e che è molto comune in India e nel sud est asiatico.

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Gambi

Anche i gambi dei Dok Bua sono commestibili: li si può usare per preparare zuppe o facendoli saltare in padella insieme ad altre verdure. E con il latte di cocco, è possibile preparare anche diversi dolci squisiti con questi gambi.

I gambi dei Dok Bua della tipologia Bua Sai o UbonChat possono essere mangiati anche crudi: è sufficiente togliere la pellicina esterna, e sono pronti ad accompagnare salse come il Nam Prik. Da crudi, sono leggermente croccanti, e possono in qualche modo ricordare la consistenza di un cetriolo, mentre se vengono cotti possono risultare più o meno morbidi a seconda della temperatura e del tempo di cottura.

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Semi e corolla

Non so se si chiami effettivamente “corolla”, ma si tratta della parte in cui sono presenti i semi del fiore. In questo caso specifico, ci riferiamo alle corolle senza petali; queste parti sono commestibili, e i bambini thailandesi delle scorse generazioni spezzavano le corolle per mangiarne i semi crudi.

Ancora oggi la corolla e i semi vengono utilizzati in diverse ricette, soprattutto per realizzare dolci.

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Petali

Anche i petali dei Dok Bua sono edibili, e possono venire utilizzati in sostituzione delle foglie di Cha Plu nella ricetta del Miang Kham.

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Ma la particolarità è che in passato i petali venivano appiattiti e lasciati a essiccare, per poi venir utilizzati per avvolgerci il tabacco e realizzare così delle sigarette.

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Pistilli

I sottili pistilli di questo fiore venivano anch’essi messi ad essiccare, ed erano poi polverizzati e impiegati per realizzare medicine tradizionali che venivano prescritte a chi soffriva problemi di cuore.

Foglie

Sebbene l’uso più comune delle foglie del Dok Bua sia quello di avvolgere i cibi per poi farli al vapore, in sostituzione quindi delle foglie di banano, queste foglie hanno anche un altro utilizzo.

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Creare dei vestiti a partire dai Dok Bua

Se si prendono il gambo di un fiore della tipologia Bua Luang o PatumChat, e lo si spezza a metà, si potrà vedere un sottile filamento che unisce le due parti, come una sottile ragnatela.

Ed è proprio questo sottile filamento che, se viene arrotolato su se stesso, assume la consistenza di un filo resistente che può venire utilizzato per realizzare vestiti.

Attualmente in Thailandia non ci sono più vestiti realizzati con i Dok Bua, ma in Birmania è possibile trovare ancora diversi artigiani che lavorano questi filamenti per creare delle stoffe davvero uniche.

Photo by IHATEPs | Twitter
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