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Ep. 12 – Pai Tiao – ไปเที่ยว

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MyFedesign Chiacchiere e Tea – un Podcast sulla Thailandia

Nella puntata del podcast sulla Thailandia di oggi faremo qualche riflessione a partire alla frase thailandese Pai Tiao (ไปเที่ยว) che può essere tradotta come viaggiare, inteso nel suo significato più ampio, ovvero sia come viaggio lungo e lontano da casa, sia come una breve gita nei dintorni.

E da questa frase siamo passati a vedere il significato di viaggio secondo i dizionari italiano e thailandese, per poi finire con la metafora, spesso nascosta nelle favole, di viaggio come percorso di crescita. Il viaggio non dovrebbe essere pensato solo come “meta finale”, ma nella sua interezza di percorso, perché, come recita un famoso detto, “non è importante la meta, ma il viaggio”.

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Buon ascolto (o buona lettura)!


Benvenuti sul podcast sullla Thailandia di MyFedesign. Io sono Fede, e sono qui per farvi un po’ di compagnia mentre sorseggio una buona tazza di tè caldo.

Se volete potete fare pausa con me, oppure potete tenermi in sottofondo mentre fate qualche attività noiosa, come allenarvi, lavare i piatti o pulire la casa.

In questa serie vi parlerò di alcune frasi e parole thailandesi particolari, perché non hanno una traduzione immediata, oppure perché non hanno un corrispettivo italiano, o ancora perché nascondono una curiosità riguardante la cultura thailandese.

Se vi interessano questi argomenti, sappiate che potete trovare altri post interessanti sul blog myfedesign.com, mentre se volete approfondire la lingua thailandese vi consiglio di passare sul nostro canale YouTube.

Ma ora, passiamo subito all’argomento di oggi.

La frase di oggi e il tè del giorno: il Cha Kiao Nom

La frase di oggi potrebbe non sembrare nascondere chissà quali grandi significati: il termine “Pai Tiao” infatti può essere facilmente tradotto con “viaggiare”, ma in realtà ragionandoci su un po’, ho notato che ci sono anche altri contesti in cui questa frase può venire usata.

Ad accompagnare la nostra chiacchiera oggi abbiamo un Cha Kiao Nom (ชาเขียวนม), ovvero un tè verde con il latte. Si tratta di un tè preparato con il matcha e arricchito con latte e latte condensato, o almeno, così è come lo preparano i thailandesi.

Sebbene io abbia sempre pensato che il matcha fosse giapponese, si tratta di un tè verde di origine cinese. La preparazione di questa polvere di tè può essere fatta risalire alla dinastia cinese Tang che governò la Cina dal 618 fino al 907 d.C.

Le foglie di tè venivano cotte al vapore e poi pressate in mattoni che sarebbero stati poi polverizzati per preparare il matcha. E per preparare questo tè secondo la tradizione è necessario l’uso di una piccola frusta in bambù per mescolare la polvere all’acqua calda.

Ammetto che inizialmente il gusto di questo tè verde non mi aveva convinto granché: ha un sapore molto più pastoso rispetto ad altri tè, e un gusto molto particolare. A pensarci ora, sembrerebbe che i tè verdi siano, almeno per me, più difficili da apprezzare; o meglio, ho bisogno di più tempo (e assaggi) per riuscire a farmeli piacere.

Ma una mia collega andava matta per il Cha Kiao Nom e ammetto di averlo ordinato spesso con lei, cercando di capire perché le piacesse tanto. Non saprei rispondere a questa domanda nemmeno oggi, ma effettivamente è un tè talmente particolare che è ideale da sorseggiare, ogni tanto, quando si vuole un tè diverso da tutti gli altri.

E poi ad accompagnare questo tè troviamo sia il latte sia il latte condensato (in alcuni casi il tutto mescolato anche con dello zucchero) esattamente come per il Cha Yen di cui abbiamo parlato nello scorso episodio, anche se il gusto finale è completamente diverso. E visto che a me il Cha Yen piace molto, volevo approfondire meglio il gusto di questo Cha Kiao Nom.

Pai Tiao: viaggiare secondo la mentalità italiana

La frase di oggi è “Pai Tiao” (ไปเที่ยว) che significa “viaggiare”. Immagino che molti, nel sentire il termine viaggiare pensino immediatamente al periodo delle vacanze, alle valigie, alle serate che si allungano, alle foto scattate con gli amici in spiaggia o in montagna, oppure quelle fatte con paesaggi o monumenti.

Se cerchiamo la definizione di viaggiare troveremo: “trasferirsi da un luogo a un altro con un mezzo di trasporto compiendo un tragitt o di lunga durata”. Viaggiare però per molti significa anche vedere posti nuovi, visitare mete sconosciute e lontane e incontrare gente di cultura e abitudini differenti.

Una cosa accomuna tutti questi significati: il trovarsi molto lontano da casa.
O almeno, questo è ciò che si potrebbe pensare del termine italiano “viaggiare”.

Pai Tiao: viaggiare nella concezione thailandese

Recentemente ho letto un elenco di affermazioni che mi ha fatto molto riflettere: si tratta di diversi pregiudizi che si possono avere sulle altre persone, ad esempio il dare per scontato che tutti abbiano le stesse possibilità di studiare, di avere una connessione internet, oppure di avere una propria camera da letto separata dagli altri membri della famiglia, o ancora che tutti possano permettersi di mangiare fuori spesso.

Tra queste assunzioni, c’era anche “non pensare che tutti possano permettersi di viaggiare”. Ed in effetti, per qualcuno “viaggiare” può significare semplicemente uscire da casa. Senza dover per forza cambiare città o provincia.

“Pai Tiao, Pai Tiao!”
Quando sentite un bambino thailandese esclamare contento questa frase, pensate semplice: per un bimbo una semplice gita al centro commerciale può essere già considerato “Pai Tiao”.

Se un’amica vi chiede “Pai Tiao Tale Mai?” (ไปเทียวทะเลมั๊ย?) non traducetelo erroneamente come “facciamo un viaggio al mare?” poiché potrebbe in realtà voler significare semplicemente “ti va di passare un pomeriggio al mare?”.

Pai Tiao = viaggio + gita

Pai Tiao non significa per forza doversi allontanare molto da casa, né dover trascorrere la notte fuori. Potremmo dire che questo termine thailandese racchiuda in sé sia la concezione del viaggio sia quella della semplice gita fuori porta.

Il semplice termine “Pai Tiao” quindi può nascondere diversi significati, e potrebbe essere necessario aggiungere altre parole per specificare maggiormente cosa si intende fare. Viaggiare può avere diversi significati a seconda delle preferenze di ognuno: così come c’è chi ama la montagna e chi il mare, chi preferisce viaggiare nelle città d’arte e nei musei e chi invece fa il giro di tutte le trattorie per mangiare cose differenti dal solito.

Se si dividono le due parole, si vedrà che il verbo “Pai” (ไป) significa andare, mentre sul dizionario il termine “Tiao” (เที่ยว) riporta come prima definizione “il programmare di andare in qualche luogo specifico oppure un viaggiare che prevede un’andata e un ritorno”, mentre la seconda definizione da dizionario è “andare da qualche parte per divertirsi”.

Se confrontiamo le definizioni secondo la lingua italiana e quella thailandese possiamo notare che l’idea di viaggiare non è perfettamente identica.

I thailandesi infatti non lavorano tutto l’anno in attesa delle ferie estive. Lo stesso concetto di “ferie lunghe” qui si limita a quei 5 giorni del Songkran, ovvero del capodanno thailandese, in cui spesso si ritorna a casa dalla propria famiglia e si fa qualche gita fuori porta.

Pai Tiao come voglia di cambiare aria

Sono davvero pochi i thailandesi che possono permettersi di fare due settimane di ferie all’anno, ma in compenso qui si tende ad approfittare delle varie festività da uno o due giorni (se cadono di sabato o lunedì) per fare qualche breve gita nelle città vicine, oppure, perché no, nella nostra stessa città per vederla con gli occhi da turista.

Insomma, per un thailandese spesso la frase “I-yak Tiao” (อยากเที่ยว), dove il verbo I-yak (อยาก) significa “volere”, può significare semplicemente “voglio cambiare aria, voglio andare da qualche parte e cambiare un po’ dalla solita routine”.

E a volte una gita di una sola giornata può essere più rilassante di una settimana di ferie, perché vi permette di mettere in pausa tutto solo per un giorno, il che significa il poter non rispondere a telefonate di lavoro, o a email varie, per dedicare un giorno solo a voi. E cambiare ambiente può aiutare a rilassarsi maggiormente, vedendo posti che non appartengono alla nostra quotidianità e permettendoci così di dimenticare problemi, preoccupazioni e stress lavorativo.

Oggi è il vostro giorno di vacanza, il resto può essere tutto rimandato a domani. In fondo, si tratta solo di una giornata di pausa, no?

Il viaggio nelle favole, nelle fiabe e nei romanzi

Il viaggio nelle favole e nelle fiabe è spesso usato come metafora per la crescita. Il protagonista della storia, o la protagonista, torna dal suo viaggio arricchito, o arricchita, da tutte le cose che ha visto o vissuto.

Il viaggio implica il cambiamento, non si potrà mai tornare ed essere la stessa persona che si era prima di partire, come potrebbe confermarci Bilbo Baggings dopo le sue avventure ne “Lo Hobbit”.

Viaggiare apre la mente, si dice, ma spesso ci si dimentica che bisogna anche essere disposti a vedere le cose da un’altra prospettiva. Si può viaggiare in tutto il mondo, ma se ci si limita a “leggere” i comportamenti delle altre culture secondo le proprie abitudini si finirà per farsi una falsa idea del posto in cui ci si trova.

Un po’ come il topo di campagna e il topo di città, che interpretano in maniera negativa lo stile di vita dell’altro solo perché lo leggono in base alle proprie convinzioni e idee. Il topo di città riterrà la campagna sì bella da visitare, ma troppo scomoda come posto in cui vivere, in quando sono assenti tutte le comodità presenti in città, mentre il topo di campagna riterrà la vita cittadina troppo frenetica e pericolosa, rispetto ai lenti ritmi campagnoli.

Se ci si limita a guardare la vita dell’altro secondo le nostre abitudini non riusciremo mai a vedere invece gli aspetti positivi che si nascondono in ciò che è diverso da ciò che conosciamo, e potremmo finire come Alice, completamente confusa sul funzionamento del mondo delle meraviglie in cui si è ritrovata all’improvviso, e di cui non riesce a comprendere le regole.

Alcune riflessioni sui viaggi di Gulliver

Un libro sul viaggio molto lungo ma anche molto interessante da analizzare è “I viaggi di Gulliver” di Jonathan Swift. Nel libro, il protagonista, Gulliver, si ritrova in quattro differenti terre, ognuna caratterizzata da popolazione differente non solo per fisionomia, ma anche per cultura e pensiero.

Quello di Swift è un romanzo satirico, ma il modo in cui Gulliver si approccia alle diverse popolazioni è molto interessante: Gulliver spesso si mostra altezzoso, criticando le leggi dei paesi in cui si trova, in particolare per quanto riguarda le popolazioni di Lilliput, Brobdingnag e Laputa, e affermando la superiorità della sua terra d’origine, e di conseguenza, la sua superiorità rispetto a quei popoli.

Ma sarà l’incontro con gli Houyhnhnm, una razza di cavalli molto intelligenti, e gli esseri selvaggi definiti da essi Yahoo, che sembrerebbero degli umani inselvatichiti, a far vergognare realmente Gulliver della sua razza. E, sebbene Gulliver vorrebbe poter vivere con gli Houyhnhnm, alla fine egli verrà esiliato da quelle terre, e dovrà tornare a vivere tra gli uomini, tra cui però si sentirà sempre molto a disagio.

Il cambio di prospettiva nella visione del protagonista durante l’ultimo viaggio cambia perché Gulliver viene messo a diretto contatto con una realtà in cui gli uomini non sono la razza più intelligente che gli si pone davanti, ma anzi, sono considerati al pari degli animali.

Nei precedenti viaggi a Lilliput e Brobdingnag, Gulliver aveva cercato di “civilizzare” le rispettive popolazioni cercando di modificare le loro leggi secondo le leggi inglesi, e cercando di importare comportamenti tipici dell’Inghilterra che egli considerava “civili” all’interno delle società di Lilliput e Brobdingnag.

Gulliver continuava a guardare ai popoli che approcciava come a esseri imperfetti, che avrebbero dovuto comportarsi in maniera “più inglese” per poter essere considerati davvero civili. E questo modo di pensare lo portava a comportarsi con superiorità e saccenza.

Che cosa ha imparato Gulliver dai suoi primi due viaggi? Probabilmente quei due viaggi hanno semplicemente rinforzato la sua idea di superiorità rispetto alle altre popolazioni, senza però cercare di capire effettivamente perché essi avessero sviluppato una cultura e tradizioni differenti.

Non sono stati viaggi per “allargare la mente”, ma solo per permettergli di creare una scala mentale dove lui stava sul gradino più alto, dandosi così l’illusione di poter giudicare le altre culture e nazioni dall’alto in basso.

Conclusione

Grazie per essere arrivati fino alla fine di questo episodio del podcast di MyFedesign.

Oggi abbiamo fatto qualche riflessione a partire dalla frase thailandese Pai Tiao (ไปเที่ยว) che può essere tradotta come viaggiare, inteso nel suo significato più ampio. Un viaggio, o una gita, fatta per cambiare aria, per divertirsi, vedere posti nuovi, fare cose al di fuori della propria quotidianità.

E da questa frase siamo poi passati a vedere il significato di “viaggiare” secondo i dizionari italiano e thailandese, per poi finire con la metafora, spesso nascosta nelle favole, di viaggio come percorso di crescita. Il viaggio non dovrebbe essere pensato solo come “meta finale”, ma nella sua interezza di percorso, perché, come recita un famoso detto, “non è importante la meta, ma il viaggio”.

Se vi è piaciuta questa puntata e volete lasciarmi un vostro commento, potete trovare tutti gli episodi sia sul blog myfedesign.com sia nella playlist sul canale YouTube MyFedesign.

E mentre sorseggio il mio ultimo sorso di tè, vi auguro buona giornata e spero di rivedervi anche nella prossima puntata.

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